Sentieri di pensiero

Poesie, racconti e riflessioni.

 

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lunedì, 15 giugno 2009

matteo pietro

Fine settimana

 

Ecco, questo è stato proprio uno di quei giorni in cui – come si dice anche nel messaggio promozionale di una famosa marca di caffè - «Arriva la sera e scrivere diventa un piacere».

Strano giorno, infatti, questo lunedì quindici giugno del duemilanove: è arrivato dopo un fine settimana nel quale il sabato, a conti fatti, è stato quasi più impegnativo di un normale giorno di lavoro – ammesso e non concesso che il mio si possa, in effetti, definire propriamente lavoro – e la domenica, se non fosse arrivata la provvidenziale e – come sempre – salutare chiacchierata telefonica con Daniela, sarebbe scivolata via nella più completa apatia.

L’unica nota lieta del mio stancante sabato italiano è stato il matrimonio di Pietro, amico vero e sincero che – contrariamente al sottoscritto – qualche traguardo importante, nella sua vita, sta cominciando a tagliarlo: ha una laurea, una laurea vera come la mia, anzi no, certamente più importante ed utile della mia; ha una moglie che lo ama veramente e che lui ama veramente; ha un lavoro, un lavoro vero che – a quanto mi consta – gli piace e che fa con passione e dedizione, la stessa passione e la stessa dedizione che – nonostante tutto – cerco di continuare a mettere nell’adempimento di quelli che sono i “doveri” del particolare ufficio che mi trovo a ricoprire.

Pietro, Pietro che si è sposato – si diceva – portando all’altare la sua Sara (splendida con addosso l’abito nuziale): lo conosco, Pietro, dal duemila, quando dovetti mettermi a cercare modalità e strade alternative che mi consentissero di portare avanti degnamente il mio percorso di studi e lui venne a trovarmi, offrendomi un po’ del suo tempo, cosa – se ci pensate bene – sempre più rara in quest’epoca.

Allora, ad essere sincero, non avrei mai immaginato che la nostra amicizia sarebbe cresciuta sino a diventare forte, stretta e importante com’è adesso, che – salvo rare eccezioni – difficilmente non ci sentiamo almeno una volta a settimana; e, sapete, in gran parte il merito è suo, suo e del modo in cui – negli anni – è stato capace, sopportando le mie bizzarrie e i miei continui alti e bassi d’umore, di conquistarsi la mia fiducia, il mio affetto e la mia stima: perché è come s’è guadagnato tutto ciò, mi chiedete?

Perché c’era e perché ha continuato ad esserci anche quando,uno dopo l’altro, molti dei porti in cui avevo tentato di far attraccare la mia nave sono progressivamente scomparsi nella nebbia; perché il nostro è sempre stato ed è – ne ho avuto, anche di recente, un’ennesima dimostrazione – un rapporto paritario, indipendentemente dalle condizioni personali di ciascuno, ossia indipendentemente dal mio handicap, dalle mie e dalle sue convinzioni, dai miei e dai suoi orientamenti; perché in lui ho sempre trovato – e so che sempre troverò – una spalla preziosa, un consigliere fidato e obiettivo, un sicuro punto di riferimento; perché non si è spaventato e non è fuggito mai, neppure nei frangenti – e ce ne sono stati parecchi – in cui era oggettivamente difficile starmi vicino e sostenermi.

Per tutti questi ed altre migliaia di motivi, Pietro – nel tempo – ha acquisito, ai miei occhi, una considerazione rilevantissima, tal che qualsiasi ringraziamento io possa formulare nei suoi confronti è – e resterà sempre – poca, pochissima cosa a paragone dell’onore, tutto mio, di potergli essere amico

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venerdì, 29 maggio 2009

scacco
Esce Il 23 giugno,
per Einaudi,  
"Scacco a Dio",
Il nuovo libro
di
Roberto Vecchioni
Prima presentazione, a Milano, martedì 23 giugno, presso la libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte, alle ore 18.30
scacco
I personaggi di questi racconti sono accomunati dalla volontà di ribellarsi a quanto di irrevocabile il destino sembra aver scritto per loro.

Oscar Wilde dopo anni di carcere va a vivere sotto falso nome nel nord della Francia. Finge? È davvero convinto di essere un altro?
J. F. Kennedy decide di inscenare la propria morte per poi fuggire in Islanda nascondendosi in una baita sperduta.
Sir Alee Guinness da ateo convinto diventa cattolico quando, nei panni di Padre Brown, entra in una chiesa per parlare con un'ombra della sorte del figlio in fin di vita.
Un altro racconto è un vertiginoso gioco di specchi che sovrappone le identità di Shakespeare, Marlowe e Thomas Kyd.
Il matematico Evariste Galois è morto in duello non a causa di una donna ma per una scoperta che ha capovolto il suo mondo.
Federico II, dopo un dialogo con Francesco d'Assisi, decide di andare in battaglia contro i musulmani lasciandoli vincere.
Catullo rivede l'amata Lesbia durante il processo nel quale è accusata di veneficio, ma lei ha una reazione davvero sorprendente

 

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venerdì, 03 aprile 2009

124-2447_IMGDelirio di un poeta
 
Ci sono giorni, ci sono momenti in cui, più che mai, avverti il bisogno, l’urgenza improcrastinabile – come dire – di ricordarti com’eri, perché non tutto di quel che ora sei ti piace e ti rende orgoglioso di te; ci sono giorni, ci sono momenti in cui hai bisogno, se non di fermarti, almeno di verificare se quei punti fermi che avevi messo ci sono ancora o se anch’essi si son fatti travolgere dall’ingranaggio infernale del tempo che tutto inghiotte e scompagina.
Sì, quei giorni e quei momenti, per fortuna, ci sono e non ci si deve vergognare di ammettere che, di tanto in tanto, senza nemmeno sapere perché, ci si ricade dentro; e, per fortuna, ci sono anche quei punti fermi, o almeno la gran parte di essi è rimasta, non s’è fatta risucchiare nell’imbuto, nel tritatutto, nel frullatore del quotidiano correre: così ti adagi, ti riaccuccioli – per qualche attimo – in quel limbo e ti lasci cullare dal ricordo, o meglio, dal rimpianto di ciò che è stato – perché è stato e tu c’eri – e che non può più tornare.
Che dite? Sono un bambino? Sì, forse sì, forse avete ragione, ma chi se ne frega: a volte, penso, m’illudo, che il mondo sarebbe migliore se solo avessimo la forza, il coraggio di ammettere le nostre fragilità.
Il poeta, lo scrittore, l’uomo di lettere e cultura generalmente inteso – come ha avuto il coraggio di affermare qualcuno – è uno che fa quel mestiere tremendo in virtù del quale si piange mentre si scrive e si scrive che si sta piangendo; poi la vita ti porta anche a fare altro, anche perché altrimenti di che cosa scrivi, come fai a buttarti addosso emozioni di altri e a farle diventare tue sino al punto di piangere per buttarle sulla carta? Però tu sei quello e, ripeto, non te ne vergogni; no, non te ne vergogni e, anzi, ne vai orgoglioso.
Ti danno del coglione? Che cosa te ne importa, cosa ti cambia, a che cosa ti serve urlare che no, i coglioni sono loro?
Nulla, non ti importa, non ti cambia e non ti serve a nulla: tanto, prima o poi, te li ritroverai tutti li davanti, e avranno pure il coraggio di applaudire, stronzi!
 
Matteo Sabbatani

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domenica, 08 marzo 2009

OTTO MARZO
Matteo Sabbatani

Donna,

tu fosti l’angelo del focolare

per pura costrizione

ma, non appena potesti volare,

ad ali aperte e scevra d’emozione,

gettasti un ponte tra sogno e ragione

sul quale l’uomo orgoglioso e coglione

non può salir senza dar l’impressione

d’esser soltanto un ignaro passante.

Donna, sai essere amica ed amante,

madre premurosa,

sposa, poi moglie e bocciolo di rosa

che, nel suo stelo, conserva gelosa

lo scrigno del grande destino del mondo

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sabato, 24 gennaio 2009

Un anno fa, o giù di lì, la mia prima, emozionatissima, intervista: una chiacchierata sui miei

"pensieri in agrodolce"

 

 

 

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mercoledì, 03 dicembre 2008

Il resto

(Matteo Sabbatani) 

Il resto

è andare oltre l’apparenza,

guardar sempre alla sostanza;

il resto

è la certezza dell’assenza,

soppesare la mancanza,

poi non fare penitenza

per le colpe che non hai,

calcolare la distanza

che separa da altri guai.

Il resto

è questo volermi anzitutto preservare,

il bisogno di difendere e salvare

la mia finta ingenuità,

dimostrar che l’intelletto

cerca sempre verità

che non abbiano il difetto

di passare per pietà.

Il resto

è la pioggia

che bagna ogni cosa con la stessa intensità,

l’emozione di una sposa

per il bimbo che verrà,

poi un alito di vento

che ti da la libertà

di sperare che un bel giorno

giunga quella novità

che tu aspetti già da tanto.

Il resto

è un orpello indispensabile del tempo

che ci serve per staccare e respirare,

il cappello che mettiamo ad un momento

che vogliamo o non vogliamo ricordare;

il resto

è il timore di sbagliare,

il sapere o non sapere

in che modo rimediare,

ridere, guardarsi dentro,

continuare anche a sognare   

 

Postato da: matteosabbatani a 12:11 | link | commenti (3) |

domenica, 23 novembre 2008

La beffa

Matteo Sabbatani

Noi,

narcisi e indifferenti al mondo,

diamo forma all’illusione

che il destino ci accompagni

e giochiam con l’emozione,

con la sorte e con gli inganni

di una vita impertinente

che dispensa gioie e affanni

in maniera assai irridente,

fino a quando padron tempo

non ci svuota la clessidra:

si sa, l’uomo è quel momento

falsamente sempiterno

in cui par che il calendario

si dimentichi l’inverno.

Poi, però, uno strano vento,

d’improvviso e sotto traccia,

ci dipinge in viso il dubbio

d’aver corso troppo in fretta;

oramai non c’è alcun modo

di svelar tutti quei sogni

chiusi dentro ad un cassetto

per non farseli scappare:

ci accucciamo sotto il letto

per non farci catturare,

ma il destino è lì, beffardo,

e ci viene ad abbracciare.

Postato da: matteosabbatani a 12:40 | link | commenti (2) |

lunedì, 10 novembre 2008

Venerdì 14 novembre, ore 21,
presso la sala multimediale del museo della Rocca di Riolo Terme, i
«PENSIERI IN AGRODOLCE”
di Matteo Sabbatani,
letti ed interpretatati dall’attore Luca Rosetti
e accompagnati dalle note del sassofono di Francesco Valtieri,
apriranno la rassegna artistico - letteraria
«EVASI DALLE SEGRETE DEL TORRINO»
organizzata, con il Patrocinio del Comune di Riolo Terme,
dalla
Libera Accademia degli Evasi
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Postato da: matteosabbatani a 14:50 | link | commenti |

venerdì, 19 settembre 2008

Mare e vita

Matteo Sabbatani

 

Poi la terra si fa terra:

sicché l’acqua oltre quel limite non va,

come l’uomo che va in guerra

per scoprir che di se stesso nulla sa.

Sono ancora le parole

a marcar questo confine dell’età,

come quando muore il sole

e tu sai che un altro giorno se ne và

Rema, l’uomo,

la sua barca del destino,

ma del mar non sente il suono,

se non quando, alla fine del cammino,

guarda indietro

e, ancor pria che giunga il tuono

a segnare la sua fine,

egli sente l’esser uomo

come un natural confine.

Postato da: matteosabbatani a 21:55 | link | commenti (4) |

lunedì, 28 luglio 2008

Grazie a

BACCHILEGA EDITORE,

«PENSIERI IN AGRODOLCE» parteciperà ai concorsi letterari nazionali intitolati a

Giuseppe Dessi

&

Guido Gozzano

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Postato da: matteosabbatani a 13:25 | link | commenti (3) |